La cucina romagnola nella storia

La cucina romagnola va ben oltre la classica piadina, senza per questo voler sminuirla

Semplicemente, con questo articolo vogliamo far conoscere al lettore tutte le curiosità della cucina romagnola nella storia, una cucina nata da antiche tradizioni che sono giunte sino a noi e che riguardano tanti tipi diversi: difatti, abbiamo la cucina romagnola proveniente dai contadini, quella di origine marinara, quella della tradizione suina, la casearia proveniente dalle colline del cesenate, e poi abbiamo le minestre, la cultura delle insalate e quella del vino.

In effetti, l’Emilia Romagna, in quanto a cibo, non si fa mancare proprio nulla!

Numerosi sono gli autori che hanno rimembrato la cucina romagnola, sin dai tempi lontani, e forse vi dirà qualcosa il nome di Pellegrino Artusi (1820-1911), che ci trasmise un suo ricettario di notevole importanza storica.

O magari vi dirà qualcosa il nome di Antonio Sassi, che fece un primo censimento della cucina “del popolo, che conserva buona parte delle vecchie costumanze”, anche se il suo catalogo riporta soltanto quattro voci: i cappelletti, i passatelli, il pollo arrosto e la piadina.

Quali sono i piatti romagnoli delle grandi feste?

I piatti delle grandi feste, come Natale e Carnevale, ma anche di feste legate alla nascita, morte e matrimoni, ci sono stati trasmessi attraverso la cultura popolare romagnola, ne parlano il Cirelli, il Battara, il Placucci e il Bagli, anche se, purtroppo, non tutti sono giunti sino ai giorni nostri.

Di piatti preparati per queste grandi occasioni possiamo citare gli gnocchi, le lasagne al forno, il galletto in umido, i salumi ed i dolci (come il bracciatello e la ciambella).

La cucina di tutti i giorni si basava specialmente in zuppe, minestre, focacce, schiacciate, insalate, legumi e dolci a base di farina di mais.

Ovvero, si trattava di una cucina “povera”, con ingredienti poco costosi, quelli che si trovano nei campi e che crescono spontaneamente, come le varie piante commestibili che finivano nelle insalate e la cui conoscenza veniva trasmessa di madre in figlia.

il brodetto di pesce
il brodetto di pesce

Possiamo citare, come testimonianza della cultura delle insalate, la Lettera sulle insalate, scritta nel 1565 dal medico Costanzo Felici e che riporta ben 180 varietà di piante diverse, tra erbe, bulbi, radici, bacche, cereali, legumi, frutti, spezie, funghi e il tartufo; ovvero, veniva tutto accomunato sotto il nome di “piante mangerecce” e non veniva fatta la distinzione che facciamo noi oggi.

Naturalmente nella Romagna costiera la fa da padrone il pesce

Ma abbiamo detto che la cucina romagnola comprendeva pure il pesce, ovviamente mangiato lungo la fascia costiera, e dove non poteva mancare il classico “brodetto”, con molta conserva di pomodoro, aceto e pepe nero. Mentre che le minestre di pesce sono di origine recente.

Ad accompagnare le pietanze non poteva mancare un buon bicchiere di vino, come nel resto d’Italia, d’altronde, terra che ha una grande cultura al riguardo.

Quindi, se volete assaggiare le delizie della cucina romagnola, non fate mancare nella vostra tavola un Sangiovese o un Trebbiano.

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